Modellazione gerarchica e ontologica delle clausole standard (approfondimento Tier 2)
Tier 2 evidenzia la necessità di decomporre le clausole contrattuali in unità logiche e semantiche, non solo per semplificare l’implementazione, ma per garantire che il motore di inferenza possa interpretare con precisione la gerarchia normativa italiana. La struttura gerarchica si articola in: clausola generale (con sottoclausole tipiche come “obbligo di esecuzione”, “risoluzione solo per giustificato motivo”, “durata contrattuale”), liste di controllo per clausole essenziali (es. clausola di riservatezza, responsabilità), e esempi normativi tratti dall’art. 1321 c.c. e dal D.Lgs. 82/2015.
La creazione del modello ontologico richiede la mappatura tra termini giuridici italiani e tag tecnici compatibili con il motore di inferenza, ad esempio: CLAUSA_RISOLUZIONE → resoluzione_per_giustificato_motivo, CLAUSA_SOLVIBILITÀ → esecuzione_sola_per_giusta_causa. Questa semantica esplicita è fondamentale per evitare ambiguità interpretative, che in contesti locali potrebbero generare conflitti di competenza o inesattezze nella validità.
Un esempio pratico: la clausola “risoluzione automatica” non può applicarsi indiscriminatamente, ma deve essere vincolata a criteri specifici previsti dal D.Lgs. 82/2015, come l’assenza di giustificato motivo e la notifica preventiva. La modellazione gerarchica cattura questa specificità, consentendo al sistema di bloccare clausole non conformi con regole di validazione precise.
La validazione automatica richiede una decomposizione gerarchica delle clausole standard, con un modello ontologico che coniuga terminologia giuridica italiana a tag interpretabili da motori di inferenza, garantendo conformità normativa e rilevanza operativa nel contesto contrattuale italiano.
La fase critica iniziale consiste nel definire una struttura gerarchica delle clausole contrattuali che rifletta la logica del Codice Civile e delle norme tecniche, tipicamente adottata in contratti standard come quelli commerciali o di locazione. Ogni contratto viene scomposto in clausole base (es. oggetto, durata, parti), decomponendole poi in sottoclausole logiche (es. “clausola di risoluzione” suddivisa in “motivi accettabili”, “procedura notifica”, “termini di validità”). Questa suddivisione permette al motore di regole di applicare criteri di validazione precisi e contestualizzati.
Fase operativa: Modellazione ontologica con tag semantici
Il modello ontologico utilizza un vocabolario controllato basato su termini del Codice Civile e normativa delegata. Ad esempio:
Questa struttura consente al sistema di eseguire verifiche automatizzate tramite regole esplicite, evitando ambiguità interpretative e garantendo conformità.
Esempio pratico: clausola di risoluzione
Un contratto standard prevede:
– “La risoluzione avviene solo per giustificato motivo, previa notifica scritta entro 10 giorni dalla violazione.”
Il sistema low-code riconosce e valida:
– Identificazione del tipo di risoluzione
– Controllo della motivazione documentata
– Verifica del rispetto della tempistica
Se il motivo non è documentato o la notifica manca, il sistema segnala un errore non conforme con motivazione legale precisa.
Implementazione del flusso di validazione automatica (dettaglio tecnico)
Il flusso di validazione automatica si articola in tre fasi centrali: inserimento dati contrattuali, esecuzione del motore di regole e generazione di report validità. Ogni passaggio è progettato per garantire tracciabilità, conformità e usabilità operativa.
- Inserimento dati contrattuali: interfaccia drag-and-drop con componenti strutturati permette al legale di compilare clausole, selezionare campi (oggetto, durata, parti), caricare allegati (certificati, dichiarazioni) e inviare il modello.
- Esecuzione motore di regole: il sistema confronta le clausole immesse con regole predefinite, ad esempio:
– Clausola “risoluzione automatica” valutata solo se accompagnata da notifica e motivazione entro 10 giorni (D.Lgs. 82/2015, art. 14).
– Clausola di riservatezza verifica la presenza di clausole di confidenzialità e sancio clausole di risoluzione.
Questo confronto avviene tramite regole esplicite codificate inif (motivo_risoluzione != “giustificato”) → errore: risoluzione non conforme. - Generazione report validità: output strutturato con stato (valido, parziale, invalido), motivazioni giuridiche dettagliate, suggerimenti correttivi e timestamp di validazione. Esempio:
{stato}- “Clausola conforme a D.Lgs. 82/2015, art. 14”
- “Notifica mancante entro 10 giorni” → Errore
- “Clausola riservatezza presente” → Valido
- Metriche di monitoraggio: precisione >95%, tempo medio <30 secondi.
Gestione avanzata degli errori e mitigazione dei falsi positivi (Tier 2 → Tier 3)
Nonostante la precisione del modello, errori frequenti emergono nella fase di validazione automatica, tra cui:
- errori di digitazione in clausole (es. “risoluzione automatica” scritto come “risoluzione auto”)
- interpretazioni normative errate (es. confusione tra “risoluzione per giustificato motivo” e “risoluzione per giustificato motivo di recesso”)
- omissioni di clausole obbligatorie (es. mancanza di clausola di riservatezza)
Strategie di mitigazione avanzate:
– Validazione fuzzy: algoritmi che riconoscono variazioni terminologiche (es. “risoluzione automatica” vs “risoluzione automatizzata